APE-TOE: Ripristino Praterie e Foreste dell’Appennino Tosco-Emiliano

Restore Prairies and Forests of the Tuscan-Emilian Apennine

APE-TOE: Ripristino Praterie e Foreste dell’Appennino Tosco-Emiliano

natura siamo noi pastore

Il Progetto interessa l’Appennino settentrionale tra le regioni Toscana ed Emilia Romagna, un area strategica per la conservazione della natura in Italia.

Il paesaggio è costituito da boschi, prati-pascoli e aree coltivate in declino dagli anni ’60 a causa dell’abbandono dell’attività agro-silvo-pastorale.

L’obiettivo è il ripristino del paesaggio e dei processi naturali, favorendone la resilienza climatica, promuovendo il recupero degli ambienti aperti che ospitano le specie e gli habitat minacciati, attraverso il ritorno alle attività rurali tradizionali.

Strumento principale sarà il Piano di Conservazione dell’Appennino Settentrionale, redatto con un processo partecipativo dal basso che coinvolge partner e stakeholder, per creare una nuova “visione” del futuro dell’area.

 

Carta d’identità del progetto:

Ripristino Praterie e Foreste dell’Appennino Tosco-Emiliano
Restore Prairies and Forests of the Tuscan- Emilian Apennine

Chi:

Legambiente, Parchi ed Enti Locali partner,
Sostegno di ‘Endangered Landscapes & Seascapes Programme’

Che cosa:

Piano di Conservazione dell’Appennino Settentrionale
(redazione Bottom-Up, creazione nuova Vision del futuro)

Quando:

2024

Dove:

155.000 ha tra Toscana ed Emilia Romagna
(Appennino Tosco-Emiliano, Alpi Apuane, Lunigiana e Garfagnana)

Perché:

Ripristino e ri-connessione ecologica dei paesaggi agro-naturali in abbandono sull’Appennino Tosco-Emiliano

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Contatti:
Legambiente – segreteria territoriale di progetto:
tel. +39 3298147086
parchi@legambientetoscana.it

mappa ape toe web 23022024

Premessa

 

Il progetto ‘Restore Praires and Forest of the Tuscan-Emilian Apennine’, candidato da Legambiente ed altri importanti partner istituzionali per l’ottenimento di un Planning Grant, cioè un finanziamento per progettare la successiva messa in atto di un programma di conservazione, è stato selezionato fra le 9 proposte finanziate (l’unica in Italia) su un totale di circa 200 presentate a valere sul programma ‘Endangered Landscapes & Seascapes Programme.

Il programma ELSP mira a ripristinare i processi ecologici naturali, le popolazioni di specie e gli habitat per un futuro migliore e più sostenibile. Segnala un passaggio da una narrazione di “declino rallentato” e “nessuna perdita netta” a un’agenda di conservazione positiva e creativa in cui viene riconosciuto il potenziale della nostra terra e dei nostri mari.

Il programma Endangered Landscapes & Seascapes è gestito dalla Cambridge Conservation Initiative in collaborazione con Arcadia, una fondazione di beneficenza che lavora per proteggere la natura, preservare il patrimonio culturale e promuovere l’accesso aperto alla conoscenza.

L’obiettivo generale del progetto finanziato consiste nel porre le basi per avviare un ripristino a scala vasta del paesaggio agro-pastorale appenninico costituito da un mosaico di aree naturali, pascoli e coltivi tradizionali, in grado di mantenere elevati livelli di biodiversità, ripristinando habitat e processi ecologici, favorendo la resilienza climatica, l’attrattività per il turismo sostenibile e il benessere delle comunità locali.

 

Il progetto ‘Restore Praires and Forest of the Tuscan-Emilian Apennine’

Il progetto è stato presentato da Legambiente e vede la partecipazione di partners istituzionali quali il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, che ha collaborato alla stesura del progetto, Regione Toscana, Regione Emilia Romagna, Parco Regionale delle Alpi Apuane, Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale, Unione di Comuni Montana Lunigiana, Unione Comuni della Garfagnana, GAL Consorzio Lunigiana e GAL MontagnAppennino che hanno aderito al progetto. 

Sino dalla fase di avvio del lavoro si prevede di coinvolgere altri partner e stakeholder dei territori interessati.

 

Area di progetto e valori naturali

 L’area di progetto si estende su circa 155.000 ha, nell’Appennino settentrionale, a quote quasi ovunque superiori a 600 m. Il suo valore naturalistico è testimoniato dalla presenza di 27 siti Natura 2000 (43 % della Project area), 1 Parco Nazionale, 2 Parchi regionali e 4 Riserve Naturali, per un totale del 30 % di superficie protetta. Sono inoltre presenti 45 habitat inclusi nell’All. I della Direttiva 92/43/CEE e 53 specie elencate nell’All. II della Direttiva 92/43/CEE o nell’All. I della Direttiva 2009/147/CE. Da segnalare inoltre 32 specie endemiche di piante (19 esclusive delle Alpi Apuane) e di 18 di animali. Al confine fra le regioni biogeografica Mediterranea e Continentale, è strategica per la conservazione della biodiversità in Italia (principale hotspot di biodiversità secondo la Strategia regionale della Toscana), cruciale per la connessione fra l’Appennino, le Alpi e l’Europa continentale, costituendo una potenziale area di rifugio e di passaggio per specie che si sposteranno (dall’Appennino meridionale e centrale) in risposta ai cambiamenti climatici.      

 

Problematica affrontata

Come gran parte delle aree montane italiane, l’area ha subito un progressivo spopolamento a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, che ha favorito la rinaturalizzazione complessiva dell’area con espansione dei boschi e il recente aumento numerico e ritorno di specie chiave (ad es. ungulati, lupo, aquila reale, più recentemente gufo reale). La fortissima riduzione della pastorizia ha però causato la perdita di ampie aree di prateria, favorita progressivamente anche dai cambiamenti climatici. Si va così perdendo un complesso sistema di paesaggio ad elevata eterogeneità e connettività, che sosteneva una grande biodiversità, a favore di un paesaggio molto più omogeneo costituito in massima parte da boschi, con residue praterie solo alle quote più elevate. Sia i boschi che le praterie montane sono omogenei anche al loro interno, per l’effetto congiunto dell’intenso sfruttamento del passato e dell’attuale assenza del disturbo che era causato dal bestiame, che in qualche modo sostituiva l’effetto dei grandi ungulati selvatici estinti da millenni.

Lo spopolamento e l’abbandono offrirebbero grandi opportunità per il ripristino della natura a scala vasta e la promozione di un nuovo modello di sviluppo socio-economico. Un’ulteriore opportunità è rappresentata dalla presenza di cospicue proprietà pubbliche, demaniali o collettive (22% totale), che potrebbero rappresentare una rete di aree dove realizzare interventi dimostrativi in modo partecipato, e avere il ruolo di “nuclei di conservazione”.

La transizione ecologica e l’aumentato interesse per le aree naturali, negli ultimi anni sospinto anche dalla pandemia, possono favorire la nascita di un nuovo modello economico in queste aree, che potrebbe permettere il mantenimento di aspetti del paesaggio tradizionale favorevoli per la biodiversità.

 

Obiettivi generali e specifici

Il progetto si propone di creare le condizioni per il ripristino a scala vasta di un paesaggio eterogeneo di alto valore naturalistico, comprendente una rete di aree con elevato valore naturalistico (core areas) fortemente interconnesse, con benefici per la conservazione della natura e per le comunità locali.

Obiettivo cardine del progetto è la stesura del Piano di Conservazione dell’Appennino Settentrionale (NACP[1]). In primo luogo si prevede di definire in modo partecipativo una vision complessiva, con obiettivi specifici e strategie per il loro raggiungimento e per il superamento dei principali ostacoli, anche attraverso  proposte di integrazione e adeguamento delle politiche locali e regionali e degli strumenti finanziari connessi. In particolare, si definirà un complesso di pratiche e di interventi di gestione che permetta la naturale rigenerazione degli ecosistemi, sperimentando un nuovo modello di sviluppo che potrà essere esteso ad altre aree dell’Appennino.

 

Principali azioni di progetto

  • Costituzione di un gruppo permanente di lavoro e coordinamento (costituito dai partner sottoscrittori di un Protocollo d’Intesa) per la condivisione della definizione della Vision, del percorso e degli obiettivi del lavoro, dell’integrazione di piani e programmi esistenti.
  • Costituzione di 4 Forum territoriali permanenti (almeno 4) per il coinvolgimento di tutti gli stakeholder nella definizione della Vision, del percorso, l’approfondimento degli obiettivi del lavoro e delle azioni di piano.
  • Definizione del quadro di conoscenze sulle componenti ambientali, sui processi naturali e sulle tendenze attuali
  • Stesura del Piano di Conservazione dell’Appennino Settentrionale (NACP), predisposizione di una banca dati delle possibili azioni di ripristino, con mappatura delle aree di intervento, tipologie di intervento, priorità, costi e soggetti coinvolti e stesura di un progetto strategico che possa realizzare alcuni degli interventi più rilevanti fra quelli previsti e favorire la prosecuzione delle attività e la progressiva messa in atto delle altre azioni previste
  • Proposta condivisa di integrazione di piani e programmi esistenti o in fase di stesura o aggiornamento (ad es. piani dei parchi, piani urbanistici, misure di conservazione e piani di gestione dei siti della Rete Natura 2000, piani di gestione delle aree di proprietà pubblica, strumenti finanziari a livello locale).

 

 

Partner 

 

Capofila

  • Legambiente

Main Partner

  • Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
    Riserva Biosfera Unesco

Partner

  • Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano
  • Parco Regionale delle Alpi Apuane
  • Parco delle valli del Parma e del Cedra
  • Regione Toscana
  • Regione Emilia Romagna
  • Unione di Comuni Montana Lunigiana
  • Unione Comuni della Garfagnana
  • GAL Consorzio Lunigiana
  • GAL MontagnAppennino

Supporto tecnico

  • Nemo srl

Con il sostegno di

Cambridge Conservation Iniziative

Arcadia

 

[1] Northern Apennines Conservation Plan

 

 

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